Twink sottomesso posseduto da un alfa arabo dominante - Passione cruda e obbedienza totale
Pubblicato 24/01/2025
L'ho incontrato un martedì sera. Karim. 32 anni, alto, con un fisico da dio, che si comportava come se fosse il padrone del mondo - o almeno, come se stesse per possedere me.
Mi ha mandato un messaggio per primo:
"Sei carino. Sembri una persona che sa come obbedire".
Gli risposi immediatamente:
"Solo se sai prendere il controllo".
Le regole erano state stabilite in fretta. Ero sua per la notte. Parola d'ordine concordata, nessuna domanda, nessun limite al nostro gioco. Voleva il pieno controllo. Io volevo darlo.
A casa sua l'atmosfera era densa di tensione. Mi fece spogliare sulla porta, mi fece cadere un collare tra le mani e mi sussurrò:
"Mettilo, ragazzo. Questa notte mi appartieni".
Lo feci. Senza esitazioni.
Tirò il guinzaglio e mi tirò a sé. Le nostre labbra non si incontrarono. Invece, mi afferrò una manciata di capelli e mi sussurrò all'orecchio:
"Parli solo quando ti viene rivolta la parola. Annuisci se hai capito".
Annuii.
Poi cominciò. La sola presenza di quell'uomo mi fece sentire debole. Si sedette sul divano come un re, a gambe larghe, con gli occhi che scrutavano ogni centimetro del mio corpo nudo sul pavimento.
"Striscia verso di me", ordinò.
Lo feci. Lentamente, con orgoglio, con obbedienza.
Quando lo raggiunsi, si aprì la cerniera dei pantaloni ed espose il cazzo più grosso e più bello che avessi mai visto. Guardai in alto, in attesa.
"Apri la bocca", disse.
Obbedii.
Non ha avuto fretta. Me lo imboccò centimetro per centimetro, guidando la mia testa con entrambe le mani.
"Così, prendi il cazzo del tuo Alfa", ringhiò.
Sbavavo, mi imbavagliavo, gemevo, tutto per lui. Gli piaceva molto.
Presto si alzò, mi piegò sul bordo del divano e mi passò la mano sul culo.
"Ti aprirò lentamente. Voglio sentirti implorare di più".
E così fu. Ogni colpo, ogni spinta mi faceva desiderare di più di lui. Si prese il suo tempo. Quell'uomo era paziente e virile allo stesso tempo.
Quando finalmente scivolò dentro di me, urlai contro il cuscino per l'eccessiva tensione.
"Puoi sopportarlo", disse, spingendo più a fondo.
"Ora sei mia".
Mi ha sbattuto come se gli appartenessi, perché in quel momento era così. E quando si chinò per sussurrarmi all'orecchio, tenendomi ferma e strusciandosi dentro di me, riuscii a malapena a trattenere l'orgasmo.
"Non ancora", disse, schiaffeggiandomi il sedere.
Lo trattenni, tremando.
"Bravo ragazzo".
Quando venimmo, fu insieme: esplosivo, primordiale, intenso.
Si accasciò accanto a me, mi afferrò il viso, mi baciò forte e mi sussurrò:
"Domani, alla stessa ora. Porta il collare".