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Troia calda in pausa pranzo - Cameriere arabo dominante mi prende con virilità nel bagno del ristorante
Pubblicato 10/02/2025
È successo due settimane fa. Stavo pranzando in un ristorante libanese durante la mia pausa quando ho notato questo cameriere arabo incredibilmente sexy: alto, circa un metro e novanta, muscoloso, forse 90 chili, capelli neri, barba curata, occhi chiari... una vera bestia appena uscita dalla palestra.

Ho ordinato, ma lo stavo già osservando. Notai anche i suoi sguardi, sottili ma decisamente presenti. Mi sedetti dove potevo tenerlo d'occhio. I suoi joggers attillati mettevano in mostra un sedere solido e rotondo. La maglietta gli aderì al petto quel tanto che bastava per rivelare i suoi pettorali spessi e i capezzoli ben visibili. Mi stava venendo duro solo a stare lì seduto.

Lui continuava a ricambiare i miei sguardi. La tensione stava crescendo. Dopo aver mangiato, pensai di andare in bagno, per sicurezza. Stavo finendo di lavarmi le mani, un po' deluso di essere solo lì dentro, quando all'improvviso entrò lui.

Mi guardò dritto negli occhi ed entrò in un box, lasciando la porta leggermente aperta. In piedi davanti al bagno, mi fece un rapido cenno di entrare. Non ho esitato. Entrai, lui chiuse la porta e senza una parola mi bloccò contro il muro e mi baciò con virilità.

Le sue braccia mi avvolgevano, il suo corpo premeva contro il mio. Aveva un profumo incredibile, quel mix maschile di colonia e sudore.
Ringhiò:
"Ti ho visto entrare e ho capito che dovevo scoparti".
"Lo stesso", sussurrai io.

Le sue mani scivolarono giù e fecero cadere i suoi joggers, rivelando un cazzo spesso e pesante che stava già diventando duro. Mi inginocchiai e cominciai a succhiare. Quella carne spessa mi allargava la bocca e potevo sentirla in profondità nella mia gola.

Non mi lasciò andare a lungo. Mi tirò su, mi baciò di nuovo, poi mi calò i pantaloni. Si inginocchiò e mi prese in bocca - accidenti, era bravo con la lingua.

Poi mi girò, mi afferrò il sedere con entrambe le mani e cominciò a stantuffarmi. La sua lingua era selvaggia, calda, bagnata. Gemevo sommessamente, afferrando la porta del box. Dopo un attimo, sentii la sua punta spessa alla mia entrata. Sputò, mi lubrificò e spinse lentamente dentro di me.

Il mio buco si aprì per accoglierlo. Mi strinse i fianchi e iniziò a spingere, in profondità e con virilità.
"Cazzo, sì, sono completamente dentro".
"Oh Dio, sì, scopami più forte", gemetti, mordendomi il labbro per non fare rumore.

Il suo petto era premuto contro la mia schiena, una mano mi stringeva la gola, l'altra sul fianco, pompando in profondità e con costanza. Mi stavo sciogliendo, persa nel ritmo del suo corpo.

Poi il suo respiro cambiò.
"Sto per sborrare".
"Fallo. Riempimi", gli dissi.

Gemeva e mi sbatteva dentro in profondità un'ultima volta. Sentii il suo cazzo pulsare, pompando sperma caldo dentro di me. Questo bastò a far sborrare anche me, con virilità, sparando su tutta la parete del box.

Rimanemmo così per un momento, ansimando. Poi si tirò fuori, mi girò e mi baciò di nuovo.
"Devo tornare al lavoro. Ma questo è il mio numero. Voglio rivederti".

Si aggiustò i pantaloni da jogging, mi fece l'occhiolino e se ne andò. Stavo ancora tremando per l'intensità di tutto ciò.

Da allora ci siamo messaggiati. Ma questa è un'altra storia...
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43577 UniversBlack : Anton & Wade breed Toby